SCANNO, UNO DEI BORGHI AUTENTICI E PIU' BELLI D'ITALIA

scannoVaghe ed oscure rimangono ancora le origini di Scanno, nonostante tracce di una strada consolare e ritrovamenti di monete, tombe, idoletti di Ercole ed epigrafi attestino la sua esistenza fin dall’epoca romana.

Incerta è pure l’origine del suo nome: trovandosi il paese adagiato su un colle circondato da monti più alti, una fantasiosa tradizione lo paragona ad uno sgabello, ovvero, scanno. Ma Scannum era un termine che indicava il confine che divideva le centurie in cui un terreno, conquistato dalle truppe romane, veniva diviso e assegnato in proprietà. Tale etimologia, sostenuta dai recenti studi di toponomastica antica, in particolare riguardo all’omonimo Scamnum ubicato presso Latiano in provincia di Brindisi, è maggiormente valida per la nostra Scanno ed è avvalorata da due epigrafi, trovate nei dintorni, dedicate ad un quattuorviro e ad un decurione entrambi appartenenti alla tribù Sergia, nella quale furono iscritti i Sulmonesi.

Il documento più antico dove, per la prima volta, viene ricordata Scanno è un atto del 1077 col quale i Conti di Sangro donano a Montecassino tutta la valle del Lago con il Monastero di S. Pietro in Lago, fondato, nei pressi di Villalago, da S. Domenico da Sora nel 1017 e distruuto nel sec. XVI.

scanno lago 1Dal Medioevo al Risorgimento, Scanno è coinvolta negli avvenimenti storici e politici che si susseguirono nel Regno di Napoli del quale faceva parte.

Fino all’abolizione della feudalità, promulgata nel 1806 da Giuseppe Bonaparte, il paese fu infeudato a grandi famiglie meridionali: dal sec X fu dei Conti di Valva detti poi di Sangro fino al sec. XIII, quando Margherita, unica erede di Todino di Sangro conte di Scanno, sposò Cristoforo d’Aquino. Sotto i d’Aquino, rappresentati in seguito dal ramo d’Avalos –d’Aquino marchesi di Vasto e Pescara, restò per tutto il Cinquecento. Venduto nel 1599 ad Annibale di Pascale, passò nel 1630 alla duchessa di Barrea Francesca Albrizio, quindi alla famiglia d’Afflitto cui, dopo la sua estinzione nel 1771, successero i Caracciolo di Melissano che furono gli ultimi feudatari.

Nel 1839 la vedova di Nicola Caracciolo di Melissano vendette la propria parte, comprendente Chiarano di Pantano, agli eredi di Francesco di Rienzo di Scanno. Un anno prima Gaetano di Rienzo aveva acquistato da Luigi di Grelli di Napoli l’altra parte di Bocca di Pantano e, nel 1877, suo figlio acquistò, infine, il rimanente feudo in enfiteusi perpetua.

Durante il dominio feudale il Comune, detto allora Università, era organizzato da un governo di annua elezione composto da un Camerlengo, da tre Massari, chiamati anche Sindaci, aventi ruolo di esattori, e da otto eletti (attuali Consiglieri). Il feudatario eleggeva un mastro massaro addetto ad esigere le collette e un governatore quale suo diretto rappresentante.

Nel Sei-Settecento Scanno raggiunse la massima floridezza economica grazie al notevole sviluppo dell’industria armentaria che incrementò parallelamente anche quelle dei panni lana, casearia e della concia delle pelli. Sulla fine del ‘600 si contava un patrimonio di 130.000 pecore, su una popolazione di 2.420 anime.

L’industria del panno divenne tanto fiorente e importante nell’economia abruzzese che, fin dal Cinquecento, gli Scannesi godevano speciali privilegi sulla tessitura e tintura e il cardinale Granvela concesse loro il porto franco nel trasporto delle merci alle fiere di Lanciano, Farfa, Senigallia, Collefegato e Magliano Sabina.

scanno borgo abruzzoI numerosi palazzi patronali e le tante ricche chiese urbane e rurali ( 14 tuttora esistenti e 8 tra le interdette e demolite) che abbelliscono il paese, testimoniano il benessere raggiunto dagli Scannesi i quali gestivano anche una Taverna per forestieri e viaggiatori ( sec. XVII ) e due ospizi per pellegrini e infermi, di uno dei quali si ha notizia già dal 1337.

In tanta fiorente attività agro-pastorale e artigianale non mancarono a Scanno illustri cittadini che la onorarono nel campo delle scienze e delle lettere: ricordiamo Giuseppe Tanturri ( 1823-1881), medico e autore della prima Storia di Scanno; mons. Enrico Carfagnini (1823-1904) vescovo di Gallipoli; mons. Giuseppe Celidonio (1852-1913) storico insigne; mons. Salvatore Rotolo (1881-1969) vescovo di Nazianzo e poi di Altamura.

Nei secoli passati altra schiera di dotti fondò un’accademia detta Dei Gelati che fu attiva nei sec. XVII-XVIII; tra i soci fondatori vanno ricordati: Vincenzo Ciorla (1599-1655) filosofo e teologo; Francesco Giuseppe De Angelis (1635-1692) giureconsulto e storico; Antonio Silla (1737-1790) storico seguace del Vico; Marino Pasqualone De Marinis (1645-1724) letterato e poeta latino.

Ma è Romualdo Parente (1737-1831) che va ricordato particolarmente perché autore di un prezioso poemetto in dialetto scannese Zu matremonio azz’uso ( Il matrimonio all’uso) nel quale, in 57 ottave, descrive, con efficacia e brio, una tipica cerimonia nuziale celebrata secondo le antiche tradizionali usanze locali. Esso costituisce il primo documento di grande interesse folklorico e e dialettale che vanti la moderna letteratura abruzzese.

lago di scanno madonna del lagoL’avvento del Risorgimento fu a Scanno più che mai sentito nelle menti dei giovani d’ inteletto.

La Carboneria contava seguaci quali: Dr. Antonio Di Rienzo, Avv. Giuseppe Notarmuzi, Dott. Giuseppe Tanturri e Giuseppe Liberatore e altri tutti attivissimi, benchè continuamente sorvegliati dai gendarmi borbonici, che il re di Napoli aveva premurosamente sparso ovunque per reprimere ogni moto liberale suscitato e accresciuto dalla non mantenuta promessa di una Costituzione.

Appena Garibaldi, nell’ottobre del 1860, entrò in Napoli e Francesco II si rifugiò a Gaeta, i gendarmi borbonici si affrettarono a fuggire in sefreto da Scanno, per cui il nostro liberalissimo Vincenzo Tanturri costituì la Guardia Nazionale allo scopo di tutelare la difesa e la sicurezza del paese.

Il 6 gennaio 1862 la Guardia Nazionale cessava la sua nobile attività rendendo gli onori ai primi Carabinieri.