ALFEDENA

DESCRIZIONE

Alfedena 03Da antico centro sannitico circondato da monti, oggi il paese di Alfedena (Fëdena nel dialetto locale), conosciuto anche come il paese dei dottori poiché in passato aveva una alta percentuale di laureati in rapporto al numero di abitanti, oggi è un comune di 870 abitanti, parte della Comunità Montana Alto Sangro ed Alto Piano delle Cinquemiglia e del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Esso sorge a più di 900 m. s.l.m.; più precisamente, il territorio comunale è compreso tra un'altitudine minima di 850 metri (al confine con Villa Scontrone), ed una massima di 2242 metri (vetta di Monte Meta).
L’attuale abitato si erge come borgata annessa al Castello del principe Caracciolo di Cellamare, situato su una roccia staccata dal monte S. Nicola.

È il comune situato più a sud della provincia dell'Aquila e dell’intera regione Abruzzo, al confine con la provincia laziale di Frosinone e quella molisana di Isernia, pertanto è uno dei due comuni abruzzesi, insieme a Valle Castellana, il cui territorio è confinante con due regioni.

L’abitato è attraversato dal fiume Rio Torto affluente del Sangro ed emissario del Lago Montagna Spaccata, situato a monte a quota 1100 m., bacino realizzato, nella seconda metà degli anni 50, sbarrando con una diga a botte una frattura tettonica, da cui deriva il nome e nelle cui acque purissime è permessa la pesca e la balneazione.

Più in alto ai piedi della catena appenninica il Pianoro Campitelli è il paradiso degli amanti dello sci nordico, nei periodi invernali e il punto di partenza di uno degli itinerari più belli dell’area del Parco Nazionale per poter raggiungere il Monte Meta e la catena delle Mainarde.

STORIA

Alfedena 09Fondato dai Sanniti, con il nome originario di Aufidena, il paese sorge in un'area che ospitava una vasta necropoli di epoca protostorica, portata alla luce a partire dal 1882, simile per molti aspetti agli altri due siti sangritani di Opi e Barrea.
Tali similitudini hanno condotto gli storici a parlare di una vera e propria facies culturale dell'Alto Sangro.
Il sito fortificato del Curino, posto a monte dell'area cimiteriale, parte di una vasta zona di roccaforti, costituiva un punto di controllo strategico del fondovalle e del fiume Sangro.

Le circa 1.500 sepolture rinvenute sono databili in un periodo che va dal VII secolo a. C. e l'inizio del III secolo a. C., i cui reperti sono per lo più conservati presso il nuovo Museo Civico Aufidenate “Antonio De Nino”.
Molte opere dell'epoca romana ed i resti della necropoli di Campo Consolino furono trafugati o distrutti dai tedeschi durante il secondo conflitto mondiale.
Inoltre, vanta un’antica tradizione nella lavorazione della pietra, alla quale intere generazioni hanno dedicato la loro esistenza, lasciando segni tangibili della loro maestria.
A riconoscimento dell’opera di generazioni di selciaioli, gli alfedenesi hanno eretto una scultura commemorativa, eseguita da Sandro Pagliuchi noto scultore di bronzo e marno della nostra epoca, ammirabile all’interno della Villa Comunale.

LUOGHI D'INTERESSE

113298107Le opere architettoniche religiose più importanti sono: la cappella di Maria Vergine del Soccorso e la chiesa dei santi Pietro e Paolo. Tale chiesa, risalente al XIII secolo è caratterizzata da una facciata di ispirazione romanica ed è stata più volte restaurata a seguito dei danni della guerra. L’interno è frutto della ricostruzione del 1954, così come i grandi mosaici sulla facciata e all’interno, operati da Fausto Conti nella seconda metà degli anni Cinquanta.

Piazza Umberto I, il centro principale del paese, ospita il Monumento ai Caduti di Alfedena, creato dall’artista locale Di Palma ed installato nel 1924 per commemorare il contributo della popolazione locale alla prima guerra mondiale.

All’interno della villa comunale è possibile ammirare la scultura commemorativa, eseguita da Sandro Pagliuchi (noto scultore di bronzo e marmo della nostra epoca) a riconoscimento dell’opera di generazioni di selciaioli alfedenesi.


Alfedena è sede del museo dell’Acropoli di Aufidena: un sito archeologico posto sopra l'attuale borgo, ossia la città romana dei Sanniti del III secolo a. C.
La datazione della necropoli è riconducibile al periodo compreso tra il VI ed il III secolo a.C. in cui si stima siano presenti circa dodicimila sepolture solo in parte esplorate, le quali hanno rivelato una cospicua quantità di reperti ed informazioni. Essi attualmente sono esposti presso il Museo Nazionale Archeologico D’Abuzzo di Chieti ed in parte nella nuova sede del Museo Civico Aufidenate.

Altro luogo d’interesse è, appunto, il museo Civico Aufidenate “Antonio De Nino”, dedicato all’insigne archeologo Antonio De Nino, scopritore della Necropoli di Alfedena, il quale ospita i reperti delle circa 1.500 sepolture rinvenute presso la necropoli. La presenza di un museo già dal 1897 è indicativo della eccezionalità del luogo dal quale provengono i reperti. Aufidena è quindi di fondamentale importanza per lo studio delle popolazioni preromane, specificatamente per i Sanniti Pentri: agricoltori e pastori di queste montagne.